Rimini 2018, il cambiamento è in corso

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Pensare di affrontare il 2019 e oltre con i soliti schemi è faticoso e inutile. Come si vivono allora i fenomeni in atto? La sfida si gioca sulle competenze? Quali? Di fronte ai grandi temi il futuro è il gioco di squadra. Abbiamo molti obiettivi davanti.

E molte battaglie. A partire dal ruolo socio-sanitario, che ha aggiunto agli ordini esistenti le aree delle professioni infermieristiche, della professione ostetrica e delle professioni tecniche della riabilitazione, ora tutti alla pari e fondamentali per la tenuta e la sostenibilità della sanità pubblica e privata.

Tuttavia la funzione sanitaria-ordinistica-sussidiaria voluta e guadagnata – basta ben guardare i fatti, oggi è sempre più “regolata dalla politica economica del Governo di turno, con metodi da medicina amministrata” come sostiene con forza la Fnomceo, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici – “una medicina che con un insieme di ordinamenti, norme e regole dettagliano minuziosamente ciò che è possibile fare, ciò che non lo è e a quali condizioni”.

Ecco che medici e professioni sanitarie si trovano compressi tra il rapporto con il paziente e l’obbligo di applicare delle norme che “snaturano il rapporto fino a renderlo conflittuale e finiscono per perdere di vista il valore dell’alleanza terapeutica”. Senza andare lontano, un esempio per tutti è quello che sta ancora capitando riguardo ai dispositivi medici per bisogni complessi, tuttora da reperire tramite pubbliche gare d’acquisto.

Nuovo Governo alla prova della sanità pubblica: rilanciare o smantellare?

È quanto sostiene l’autorevole Fondazione Gimbe. “Il servizio sanitario nazionale è a un bivio. O forse peggio, in una morsa. E se non si interviene con un piano di salvataggio immediato, gli italiani si troveranno a breve a dover tirare fuori la carta di credito per accedere al pronto soccorso”. A lanciare questo allarme, all’alba del nuovo Governo del cambiamento, è dettagliato nel 3° Rapporto Gimbe sulla “Sostenibilità del Servizio sanitario nazionale”. Dove ricorre sempre che quanto sopra paventato non è uno slogan ad effetto, ma quanto si prospetta nel ricorso del 40° anniversario dalla nascita della sanità pubblica (1978-2018).

Ma quale può essere l’alternativa, se le risorse economiche sono sempre più limitate?

Con la convocazione degli Stati generali della professione a Rimini, apriremo un confronto in cui la professione discute e decide, come si conviene nei momenti di grande complessità che dura da tre quarti di secolo, come la tutela e la rappresentanza dei settori interessati, nei confronti delle istituzioni pubbliche e private, delle organizzazioni politiche, sociali, professionali, sanitarie e sindacali nazionali e internazionali. Atti concreti come la valorizzazione degli interessi dei professionisti e degli utenti, per il riconoscimento e la valorizzazione dei rispettivi ruoli sociali, sanitari, culturali.

ANA e ANAP continueranno ad essere il riferimento della maggioranza degli Audioprotesisti, titolari e professionisti – come avviene da 60 anni – e continuamente dedicate alla politica di servizio per gli associati e per la professione intera. Un vecchio detto afferma che “più si sale in alto e più si rischia di farsi male cadendo”. Noi, invece, con l’Ordine, siamo saliti sulla vetta più alta proprio per non cadere, per far rispettare le regole che abbiamo voluto e perseguito in questo ultimo ventennio. Tutte inconciliabili con le pubbliche acquisizioni d’acquisto dei dispositivi per bisogni complessi. Il nostro punto di vista è chiaro: riteniamo che nel nostro settore si debbano rispettare le leggi esistenti. Chi invece non le rispetta, è proprio chi le ha firmate e approvate, il Ministero, che a sua volta riceve l’imposizione di chi ha la responsabilità economica.

Le leggi valgono per tutti e vanno rispettate. La nuova Ministra è già informata, ci ha anche onorati del suo appoggio quando era all’opposizione e continuerà a fare la sua parte.

Un’altra battaglia che assumerà sempre più peso è quella della pubblicità che deve essere rispettosa dell’informazione, non fuorviante e comprensibile al cittadino comune e al paziente geriatrico.

Il riferimento è in particolare all’informazione dei cosiddetti “amplificatori”: se vanno messi all’interno dell’orecchio, amplificatori o no, devono essere applicati da chi ha titolo per farlo, cioè l’audioprotesista.

E questo lo devono sapere tutti, ora che sediamo nel consesso delle Professioni sanitarie ordinate, regolamentate e protette. Certo, questa è una provocazione intellettuale, ma anche una proposta concreta: l’audioprotesista è il professionista sanitario che ha specifiche competenze esclusive nel campo della rimediazione dell’udito e non ammette intrusioni su queste funzioni a noi riservate. In particolare, per ciò che riguarda il giusto riconoscimento del ruolo, dell’autonomia e dei diritti dei professionisti che lavorano nel comparto audioprotesico.

La categoria e il comparto audioprotesico avranno ancora negli anni a venire traguardi da conquistare in un contesto così mutevole, ma saremo in grado di farci rispettare solo se restiamo insieme, mai in ordine sparso, mai senza la “nostra” casa di riferimento Anap. Poi ci vuole sempre l’autonomia di pensiero per concorrere al bene comune, anzi è necessaria, tanto quanto l’unione che fa la forza: invece nella Federazione TSRM-PSTRP ci saranno da qui a breve almeno 100 ordini e altrettanti albi provinciali e regionali, Commissioni d’albo… Ciò per sottolineare e capire che Ordini e Albi sono una grande conquista, sono necessari, ma sono un’altra cosa, hanno altre prerogative rispetto ad Ana e Anap.

L’ordine è organo sussidiario dello Stato e agisce in rappresentanza di esso. L’Associazione è l’organo di rappresentanza della categoria e agisce per promuovere e difendere il nostro status, le nostre funzioni, l’eccellenza della categoria.

PER CONTINUARE A SCRIVERE LA NOSTRA STORIA

Molte sono le aspettative, altrettanto le letture dettate da conoscenze ancora imprecise, a cominciare dalla nuova normativa del nuovo Ordine, visto che come cambiamento non è da poco, porta a modificare assetti e consuetudini, introducendone di nuovi, molti ancora da arrivare con i prossimi decreti attuativi. Di certo il sistema ordinistico però comporta un’oggettiva necessità di cambio di passo che farà senz’altro bene. E separerà anche il grano dal loglio. Come si dice, porterà aria nuova, ponendo merito, efficienza e qualità, ma con nuovi requisiti di riferimenti e di comportamento. Ma una certezza dobbiamo averla tutti: una cosa è l’Ordine, altra cosa è l’associazione della nostra categoria, che da 60 anni e per altrettanti ancora, con nuove vesti continuerà a prestare la propria competenza e la preziosa vigilanza al servizio di tutti PER LA TUTELA DELLA PROFESSIONE.

Per continuare a scrivere la nostra storia ci vuole impegno, lavoro, il presidio di un’associazione di categoria, non necessariamente con lo stesso nome, certamente con lo stesso mandato e con la medesima capacità di rappresentanza.

Tutti contiamo. E tutti siamo a Rimini.

STATI GENERALI

I riferimenti storici in questo caso hanno un peso.

Indubbiamente gli Stati generali più conosciuti sono quelli della Rivoluzione francese, che però nascono nel Medioevo come assemblea consultiva per discutere leggi con il coinvolgimento di tutti. Oggi, il termine “Stati generali” ha conservato il significato più alto di “riunione aperta” a tutti i portatori di interesse (stakeolder) riguardo precise tematiche. Gli Stati generali della nostra professione sono convocati soprattutto per confrontarsi sui nuovi fondamenti identitari della categoria, rispetto a nuove leggi sanitarie, cambiamenti della società, dell’economia e del lavoro.

Di fatto, vogliamo condividere e porgere alla “politica” attenta e migliore, i nostri valori e contenuti professionali, un patrimonio da non intaccare, non invadere, non sottomettere alle regole del miglior offerente.

Perchè l’audioprotesista – su questo non si tratta e non si baratta – non è un mero tecnico assemblatore di dispositivi seriali qualsiasi, ma una figura responsabile di servizi ai cittadini, servizi che adempiono al dettato dell’articolo 32 della Costituzione, volto a garantire la salute a tutti e quindi le regole della democrazia.

Ne deriva che “la minaccia all’autonomia del professionista sanitario è una minaccia alla democrazia. E la standardizzazione delle procedure pubbliche d’acquisto, i protocolli professionali e deontologici calpestati sono le modalità per attuarla”.

E poi c’è il cittadino, che per l’Audioprotesista è il Cittadino-Paziente ed è sempre un soggetto portatore di diritti e doveri ben precisi, che la nostra Costituzione definisce in modo esaustivo e sovraordinato a tutto quel che viene dopo.

Per lui valgono il diritto alla salute e al consenso informato, che non possono essere subordinati a nessuna limitazione dettata da esigenze economiche, così come per lui vale anche il dovere di comportarsi rispettosamente verso la struttura e il professionista. Per lui vale il diritto di scegliere sempre e comunque tra le varie opzioni che gli vengono rappresentate in modo adeguato al suo livello di conoscenza della medicina e vale anche il dovere di ascoltare il suo sanitario e tenere in considerazione quanto gli viene detto. Per essere chiari, con gli Stati generali va condiviso e fatto sapere che l’audioprotesista non intende reclamare contesti di lavoro protetti, ma pretende ascolto dal nuovo Ministero e un tavolo di lavoro per riformare, entro la scadenza del 28 febbraio 2019, il DPCM nuovi Lea.

E pretende inoltre che si faccia giustizia delle fake news da cui sono scaturite le procedure pubbliche d’acquisto per gli apparecchi acustici trattati come merce standard, quando nel frattempo la Legge 3/2018 eleva tale professione al rango di organo sussidiario dello Stato.

Questo significa che ci sono stati riconosciuti con una sequenza di leggi – e poi con l’Ordine – la totale autonomia non solo clinica, ma anche organizzativa e gestionale compresa la responsabilità non generica, ma civile e penale secondo la L. 24/2017. Oltre ciò, l’ANAP, che da sempre dà il massimo contro ogni pseudo scienza tecnologica, a cominciare dagli amplificatori acustici, non può nemmeno accettare che il lavoro dell’audioprotesista sia condotto ad agire fuori dalle evidenze scientifiche che non sono l’unico strumento, ma certamente uno fra i più importanti, per affrontare la complessità del paziente ipoacusico e per risponderne di fronte al giudice, in caso di contenzioso.

A Rimini ci attendono tre giorni di dibattito per affrontare e proporre soluzioni sugli aspetti più critici dei nostri tempi, della nostra professione, del nostro mercato delle salute. Certamente tutto il mondo del lavoro sanitario è alle prese con l’invadenza della politica e delle logiche economiche dettate dal Ministero delle Finanze.

Ma non tutto è avverso. Esempi: a favore c’è il potere economico espresso dagli over 65 che investono sulla propria qualità di vita e di salute, cioè l’invecchiamento della popolazione come grande opportunità sociale e economica da cogliere che da sola vale il 12% del PIL.

Quali, quante delle nostre esperienze di successo, per quanto ancora, saranno il gold Standard?

Quali le nuove? Ne parleremo a rimini.

gruppioni@fnaai.it

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