Essere ipoacusici ai tempi del Covid: la testimonianza di Sara Gerini

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Dopo il lancio della campagna ANA sulle difficoltà di comunicazione degli ipoacusici in tempo di Covid, la testimonianza di Sara Gerini, fondatrice dell’Associazione Liberi di Sentire, che racconta: ho voglia di relazionarmi con gli altri, ma ora non è semplice. L’udito è importante e va salvaguardato.

“Mi sono adattata alle regole, mascherina e distanziamento e fin qui quasi tutto bene – racconta la Gerini -. Quasi, perché se tutti indossassero mascherine trasparenti, potremmo vedere i sorrisi, le espressioni facciali e non solo, anche poter leggere le labbra. Sarebbe il top per chi non sente bene come me.
Mi piace ogni tanto osservare il mondo, curiosa di quello che succede intorno e così un giorno mi sono fermata in un marciapiede, mi ha attirato un piccolo gruppetto di persone, forse colleghi di lavoro o amici, dialogavano con le mascherine, scherzavano e in quel momento ho desiderato vivere anche io quell’attimo.
La voglia di relazionarmi, di chiacchierare, di scambiare opinioni. Avrei voluto strappare quelle mascherine, provare il piacere di comprendere ogni parola che dicevano e poter dialogare con loro. Ma non potevo. Mi avrebbero preso per matta, una sconosciuta, che chiede a tutti di abbassare la mascherina. Giustamente, chi sarà mai questa a fare questa strana richiesta? Avrei dovuto spiegare la mia condizione. Allora, mi limito ad osservare quei gruppetti, come una spettatrice del cinema. Un sorriso malinconico, prima o poi tornerà anche quel momento quando potremo sentirci liberi di dialogare con tutti senza mascherina e io non avrò bisogno di chiedere che scoprano la loro bocca”.

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