Il Punto di Canovi: “ADDIO 2020, A MAI PIÚ RIVEDERCI”

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di Corrado Canovi

Segretario Nazionale ANA-ANAP

Dalle difficoltà nasce sempre qualcosa di positivo, se ne esce trasformati, più forti, in qualche caso migliorati. Così si dice. Riesce però estremamente difficile applicare questo costruttivo modo di pensare a questo sciagurato anno 2020 che, fortunatamente, stiamo per lasciarci alle spalle. Un anno monopolizzato, tirannizzato da una pandemia mondiale di cui non si aveva memoria da decenni. E non solo per gli effetti immediati della malattia, ma anche per tutto ciò che ha comportato (l’indotto, diremmo se stessimo parlando d’altro) a livello psicologico, economico, politico, sociale. Troppo male e troppo dolore per poter dire: nonostante tutto, ci è servito.

È stata un’alluvione, un’eruzione, un terremoto – e protratti nel tempo, per giunta. No, non è servito a niente. E triste sarebbe un’umanità a cui servisse una pandemia mondiale per migliorare.

Unica soddisfazione, per chi come me ha visto crescere la professione in questi ultimi trent’anni, è stata il veder riconosciuta l’attività degli Audioprotesisti e dei Centri Acustici come servizio sanitario essenziale per la popolazione. Senza le leggi che ci hanno riconosciuto come professionisti sanitari, senza gli sforzi di migliaia di colleghi (che si sono laureati, che si sono mantenuti in regola con l’ECM, etc…), questo non sarebbe mai accaduto: i Centri Acustici sarebbero rimasti chiusi assieme a tutti gli altri negozi. Di questo dobbiamo essere fieri.

Tutti hanno dovuto fare i conti con il COVID-19, anche chi – per fortuna – non ne è stato contagiato. Si è ammalata l’umanità intera, e l’umanità intera ha dovuto, non poteva fare altrimenti, dare una risposta. Le misure di protezione sono, innanzitutto, un atto di solidarietà sociale: proteggo me per proteggere chi mi sta intorno. Una proposizione non così elementare, dato che il delirio umano non ha risparmiato neppure questo sacrosanto principio: insieme alla pandemia sono nati i negazionisti, in guerra perpetua contro l’evidenza. Una guerra che sono destinati a perdere, perché il COVID-19 c’è e fa male, anche a chi non lo riconosce.

Ma per fortuna il 2020 sta finendo, e speriamo non sia solo un fatto numerico: i vaccini, tra mille difficoltà, arriveranno e saranno distribuiti a gran parte della popolazione, e ciò non potrà che dare un decisivo colpo alla diffusione del virus. Non esiste altra strada. Torneremo – e questo è certo – alla nostra vita normale; sarà un percorso lento, tortuoso, con possibili ricadute, ma è sicuro che accadrà.

La pandemia ci ha tolto la possibilità di tenere il nostro 20esimo Congresso Nazionale proprio nell’anno 2020. La decisione di rinviarlo è stata, l’abbiamo già detto più volte, soffertissima, ed è stata presa in un momento in cui la pandemia non era ancora una pandemia e se ne discuteva la possibile diffusione: “forse a ottobre 2020 sarà tutto finito”, “potrebbe essere la data giusta per il Congresso della rinascita…”. Purtroppo la decisione è stata saggia: a ottobre di quest’anno la seconda ondata (ma ha senso distinguere le ondate? Non si tratta, forse, di un’unica grande mareggiata?) era nel pieno del suo tragico imperversare. Non sarebbe stato il Congresso della rinascita, ma il Congresso della paura. Perché sappiamo tutti com’è, e come deve essere, il Congresso FIA: un’occasione di confronto, di riflessione politica, di rilancio del mercato, ma anche di svago, di divertimento, di socialità. Se da un lato il distanziamento sociale e le misure di contenimento ne avrebbero minato irrimediabilmente lo spirito, dall’altro abbiamo ritenuto opportuno compiere una scelta responsabile evitando, in ogni caso, l’assembramento di centinaia di professionisti sanitari. Avremmo preferito avere torto? Certamente sì: quanto sarei stato felice di sentirmi dire avete rinviato il Congresso e ora la pandemia è finita… paranoici! Avrei chiesto perdono con un brindisi da 3.500 invitati.

Così non è stato e neppure sappiamo con certezza quando potremo togliere la mascherina al pianeta. Per questo non c’è ancora una data del prossimo Congresso Nazionale: sappiamo che è fondamentale comunicare la data con sufficiente preavviso per dare la possibilità a tutti i congressisti e a tutte le aziende di pianificare la loro partecipazione, ma le condizioni attuali non ci permettono di individuarne una.

Ma ci saranno, ne sono certo, sia una Rinascita (con la R maiuscola, perché sarà di portata storica) sia un Congresso FIA: porteremo forse ancora le ferite della pandemia, ma la voglia di vivere sarà così travolgente che, per tre giorni, avremo modo di dimenticare questo sciagurato anno e pensare al domani.

Oggi più che mai: buon Natale, cari colleghi, ma soprattutto BUON 2021!

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