di Mauro Menzietti – Presidente ANA
Abbiamo realizzato questo numero della rivista quando si erano da poco concluse le celebrazioni del World Hearing Day, il momento più significativo a livello globale dedicato alla sensibilizzazione sull’importanza della salute uditiva. Come ogni anno, questa ricorrenza non rappresenta soltanto un’occasione di riflessione, ma soprattutto un punto di partenza: il momento ideale per analizzare il presente e progettare il futuro del nostro settore.
Senza dubbio il 2025 ha segnato un passaggio importante e vorrei approfittare di questo momento per analizzarne insieme i vari passaggi. Il nostro recente Congresso ha evidenziato dati incoraggianti, come riportato dalla ricerca EuroTrak: cresce in Italia la diffusione degli apparecchi acustici e, dato ancor più significativo, il livello di soddisfazione degli utilizzatori supera il 90%.
Questo risultato non è casuale, ma il frutto di un lavoro costante, della qualità tecnologica raggiunta e, soprattutto, della professionalità degli audioprotesisti italiani. Parallelamente, stiamo assistendo a un cambiamento culturale e istituzionale. La perdita uditiva non è più percepita come una condizione marginale, ma come una vera e propria questione di salute pubblica. I numeri al livello globale, poi, devono attirare la nostra attenzione: più di un miliardo e mezzo di persone convive con una forma di diminuzione dell’udito.
Di questi, una quota significativa non è ancora adeguatamente trattata, con conseguenze rilevanti sul piano sociale, lavorativo e sanitario. Come abbiamo sottolineato più volte, i numeri sono destinati ad aumentare esponenzialmente, complici gli stili di vita e l’allungamento medio dell’aspettativa di vita. Le evidenze scientifiche hanno ormai dimostrato il legame tra perdita uditiva non trattata e declino cognitivo, isolamento sociale, depressione e riduzione della qualità della vita.
È quindi sempre più evidente che intervenire sull’udito non significa semplicemente migliorare una funzione sensoriale, ma preservare il benessere complessivo della persona. Ma la vera novità a cui stiano assistendo nell’ultimo periodo è che in questo contesto si inseriscono ora segnali istituzionali molto rilevanti, per non dire rivoluzionari. Un primo segnale nel 2024 è arrivato dall’approvazione dell’emendamento che ha introdotto il test strumentale dell’udito per il rilascio e il rinnovo della patente. Un passo concreto verso il riconoscimento dell’importanza dell’udito anche in termini di sicurezza pubblica. Non si tratta solo di una misura tecnica, ma di un cambio di paradigma: l’udito entra finalmente tra i parametri fondamentali per la vita quotidiana e la partecipazione attiva alla società.
Ancora più signficativa è l’istituzione, avvenuta nel dicembre scorso, dell’Intergruppo Parlamentare per il Benessere acustico su iniziativa dell’onorevole Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera dei deputati. Questo organismo rappresenta un luogo di confronto trasversale tra forze politiche, con l’obiettivo di promuovere politiche strutturate sulla prevenzione, diagnosi e trattamento delle problematiche uditive. Il suo potenziale è ampio: dalla promozione di campagne di screening su larga scala, all’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, fino al sostegno all’innovazione tecnologica e alla formazione professionale. E il fatto che un ruolo centrale nella costituzione di questo organismo lo abbia avuto una organizzazione molto vicina al nostro comparto, ovvero Udito Italia, non è a. atto casuale.
Per noi, per tutte le aziende audioprotesiche, questo scenario apre nuove opportunità ma anche nuove responsabilità. Siamo chiamati a svolgere un ruolo sempre più centrale: non solo fornitori di soluzioni tecnologiche, ma veri e propri professionisti della salute, interlocutori qualificati per le istituzioni e punti di riferimento per i cittadini. Dovremo essere pronti e preparati a questo ruolo, che non è più soltanto tecnico ma sempre più strategico.
Essere protagonisti nel dialogo con il decisore pubblico significa, concretamente, saper portare al tavolo istituzionale non opinioni, ma evidenze: dati aggiornati, studi sull’impatto socio-economico della perdita uditiva, analisi sul rapporto costo-beneficio degli interventi precoci. Significa, ad esempio, dimostrare come un percorso tempestivo di riabilitazione uditiva possa ridurre i costi legati a isolamento sociale, perdita di produttività e aggravamento di condizioni cognitive. Oppure contribuire attivamente alla definizione di programmi di screening, portando l’esperienza maturata quotidianamente nei centri acustici, dove intercettiamo bisogni reali spesso ancora inespressi. Allo stesso tempo, essere credibili in questo ruolo richiede un investimento continuo nella qualità del servizio.
Questo si traduce, per le aziende audioprotesiche, nella capacità di progettare e garantire modelli di servizio sempre più strutturati, in cui la qualità non sia lasciata alla singola iniziativa, ma diventi un elemento riconoscibile. Significa sviluppare protocolli operativi condivisi, investire in processi che consentano una reale personalizzazione dei percorsi e costruire reti di collaborazione efficaci con le altre figure sanitarie, contribuendo a una presa in carico più integrata e continuativa. L’innovazione tecnologica, da parte sua, offre opportunità straordinarie che dobbiamo saper governare e valorizzare.
La tecnologia non è semplicemente uno strumento, ma un elemento che ridefinisce il modo in cui accompagniamo il paziente nel suo percorso. Ma tutto questo non basta se non saremo in grado di comunicarlo. Rafforzare la nostra capacità di comunicare il valore del nostro lavoro è forse la sfida più decisiva.
Significa uscire da una narrazione ancora troppo legata al dispositivo per raccontare invece il percorso, il beneficio, il cambiamento nella vita delle persone. Significa spiegare che l’intervento sull’udito non è un atto episodico, ma un processo continuo di cura e accompagnamento. Un esempio concreto è il modo in cui possiamo contribuire a superare lo stigma ancora associato all’apparecchio acustico: raccontando storie di successo, evidenziando i benefici in termini di autonomia, relazioni sociali e benessere psicologico.
Oppure partecipando attivamente a campagne di sensibilizzazione locali e nazionali, portando nelle comunità una cultura dell’ascolto e della prevenzione. Il momento che stiamo vivendo è, dunque, un autentico punto di svolta. La crescente attenzione istituzionale, i risultati positivi in termini di diffusione e soddisfazione e l’evoluzione del contesto sociale ci indicano chiaramente la direzione: la salute uditiva è destinata a diventare sempre più centrale nelle politiche sanitarie e nel vissuto delle persone. Sta a noi cogliere questa opportunità. Con visione, per anticipare i cambiamenti. Con responsabilità, per rappresentare al meglio il valore della nostra professione. E con spirito di servizio, per continuare a mettere al centro, sempre, la persona e la qualità della sua vita.




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