Filo diretto con l’OMS: l’editoriale di Menzietti (presidente ANA)

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Ripresa, fiducia, speranza nel futuro. Sono queste le parole chiave che sembrano guidare tutti, nell’immediato ritorno alle attività lavorative del dopo estate. Stiamo vivendo un vero e proprio “boom post-pandemia”, che, naturalmente, è guidato dalla domanda repressa durante le chiusure. Il morale generale sta migliorando rapidamente e sta guidando una forte ripresa dei consumi e degli investimenti.

Anche il mondo dell’udito viaggia a gonfie vele, in un trend positivo che riguarda l’intero comparto salute. Le fatiche e le preoccupazioni della pandemia, ormai alle spalle, hanno fatto comprendere a tutti l’importanza dello stare bene e in salute, così come hanno evidenziato quanto sia fondamentale sentire bene, conservare la piena salute del nostro udito, messo a durissima prova dall’uso delle mascherine e dal distanziamento sociale. In questa ottica di rinascita, anche la nostra rivista L’Audioprotesista torna finalmente nella sua forma cartacea, con interviste, attualità, approfondimenti e tutte le novità di un settore, quello dell’udito, in continuo fermento. Riparte finalmente la stagione dei congressi, degli incontri in presenza, degli eventi di prevenzione in piazza e di tutti gli stimoli a cui eravamo abituati da sempre e che oggi viviamo con una nuova consapevolezza e con la certezza di essere al posto giusto al momento giusto, per una professione e un mercato che ci daranno sempre più soddisfazioni.

E con tutta questa rinnovata energia ci avviciniamo a un 2022 che si preannuncia ricco di novità. Sarà l’anno del Congresso, già rimandato causa restrizioni. Per il nostro comparto, l’evento più prestigioso: un luogo comune di conoscenza, scambio professionale, condivisione e amicizia che solo in presenza può esprimere il proprio, enorme, potenziale.

Da alcuni anni gli esperti dell’OMS hanno acceso definitivamente i riflettori di sulla salute uditiva, dotandosi di un autonomo gruppo di lavoro – il World Hearing Forum – organismo appositamente creato nel 2018 come costola dell’OMS per affrontare il problema sempre più urgente dell’aumento dei disturbi uditivi nel mondo. Dopo il 2017, data spartiacque in questo cammino di consapevolezza, ci si è resi conto di come la patologia uditiva avanzasse indisturbata e soprattutto sottovalutata. L’OMS stima infatti che circa 466 milioni di persone vivono con perdita dell’udito disabilitante; di queste, 34 milioni sono bambini. E ancora: 1,1 miliardi di giovani sono a rischio di perdita dell’udito a causa dell’esposizione al rumore in ambienti ricreativi e dei dispositivi audio personali. Si prevede, inoltre, che questi numeri aumenteranno considerevolmente nei prossimi decenni, a meno che non vengano intraprese azioni di contrasto. Così, come già accennato, nel 2017 l’Assemblea Mondiale della Salute ha lanciato un vero e proprio grido d’allarme, tradotto nella storica Risoluzione WHA 70.13.

Da quel momento in poi – ed è una storia che ormai conosciamo tutti – è iniziato un lento ma irreversibile cambiamento, e compito del WHF sarà proprio quello di facilitare e guidare gli Stati membri nell’attuazione della Risoluzione. In che modo? Sensibilizzando, facendo networking, condividendo conoscenze e informazioni, aumentando la consapevolezza e finalmente promuovendo la collaborazione internazionale verso un’azione collettiva. La guida che mancava, dunque, e che sta galvanizzando le coscienze individuali richiamando gli Stati e i governanti alle loro responsabilità. Si tratta di un’esperienza importante, per chi ha la fortuna di viverla quotidianamente, impegnativa ma stimolante, che sento il dovere di condividere. Questo stimolo di idee si sta già traducendo in atti concreti, il più importante dei quali è il World Report on Hearing, il Rapporto Mondiale sull’Udito, lanciato pubblicamente dall’OMS il 3 marzo 2021 in occasione del World Hearing Forum. Questo documento (scaricabile in lingua inglese al seguente link: World report on hearing (who.int) rappresenta un punto fermo per tutti noi che abbiamo fatto della salute uditiva la nostra sfida. Già nelle prime pagine infatti, il Rapporto presenta un progetto visionario:

immaginare un mondo in cui nessun individuo sopporti una perdita uditiva dovuta a cause prevenibili e fare in modo che le persone già colpite da una perdita uditiva possano comunque raggiungere il proprio pieno potenziale attraverso la riabilitazione, l’educazione e l’empowerment. Non sarebbe necessario aggiungere altro a questo incredibile messaggio di solidarietà ed inclusione. Il Rapporto indica anche gli strumenti tecnici per giungere ai risultati auspicati, naturalmente modulati Paese per Paese, e spinge a ottimizzare le soluzioni disponibili, individuando le priorità da affrontare. Ma c’è una parola ricorrente nel documento che è l’urgenza con cui le azioni devono essere intraprese. “Perché – riporto le parole del Rapporto – il senso dell’udito è fondamentale in tutte le fasi della vita; e la sua perdita, se non affrontata in modo appropriato, ha un forte impatto sulla società nel suo complesso”. Se il WRH rappresenta le linee giuda generali, l’OMS ha iniziato a fornire indicazioni tecniche a tutti gli Stati membri per facilitare l’attuazione delle Raccomandazione contenute nel Rapporto. La prima ad essere sviluppata è stata HEARING screening: considerations for implementation. Si tratta di un manuale scaricabile a questo link: Hearing screening: considerations for implementation (who.int), che spiega quali sono le linee guida per organizzare programmi di screening dell’udito che facilitino l’identificazione precoce e orientino i relativi interventi. Gli screening riguardano le diverse età della vita: neonati, età scolastica e persone anziane e il lancio del Manuale è stato accompagnato da una serie di webinar incentrati sui singoli target di età.

Un documento ricco di spunti e informazioni fondamentali per ottimizzare la nostra azione. Che ci ricorda, ad esempio quanto sia importante lo screening neonatale attraverso la formula del “1-3-6”, che significa che entro il primo mese deve essere effettuato lo screening, entro il terzo mese la valutazione audiologica ed entro il sesto mese l’intervento precoce. Per quanto riguarda l’età scolare, è ovvio che questo tipo di screening rappresenterebbe, al livello mondiale, un’opportunità unica di individuazione precoce, visto che quasi tutti i bambini frequentano un istituto scolastico. Eppure lo screening scolastico è obbligatorio solo in alcuni Paesi, oltre alla mancanza di normative e linee giuda univoche. Si rende quindi necessario standardizzare al più presto i protocolli. Infine gli anziani. Le stime del Global Burden of Disease suggeriscono che più del 65% della popolazione mondiale oltre i 60 anni di età sperimenta un certo grado di perdita dell’udito e visto l’andamento demografi co è probabile che la necessità di cure uditive tra le persone anziane continui ad aumentare nei prossimi decenni. Anche per questa fascia d’età però ad oggi le linee guida per lo screening sono limitate o variano in maniera sostanziale, sia nella cadenza sia nei metodi.

Di lavoro da portare avanti ce n’è tanto e ben venga, è il caso di dire. Perché tutto questo fa ben sperare in un futuro migliore per noi ma soprattutto per le generazioni future. E in questo contesto il nostro comparto è chiamato ad una grande responsabilità. C’è una nuova sensibilità, c’è grande attenzione per l’udito. E tutto ciò non potrà che tradursi in un ruolo sempre più professionale per l’audioprotesista. Saremo impegnati non solo nella cura, ma anche nell’educazione, nella sensibilizzazione, nella collaborazione con il mondo medico e con le istituzioni. Con l’obiettivo finale del benessere dei nostri utenti.

Stiamo proponendo finalmente quella visione rivoluzionaria nella cura dei disturbi uditivi, per cui ci aspettiamo una presa di coscienza da parte dei governi e dei sistemi sanitari nazionali: le regole e le leggi devono essere adeguate a questa visione e assicurare “il diritto a un buon udito” a tutti i cittadini, soprattutto ai più fragili socialmente ed economicamente. Nel futuro immaginiamo questo: un sistema sanitario che assicuri la rimediazione uditiva a sempre più pazienti, tutto il contrario di ciò che accade ora con i nuovi (ormai vecchi) LEA, che purtroppo vanno in direzione completamente opposta.

Mauro Menzietti, presidente ANA

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